Piante e Cabrei del Mugello e della Val di Sieve

Regione Toscana – Gruppo Archeologico Dicomanese

Bruni Piero, Certini Massimo, Guidi Alessio, Isacchini Marcello, Pasciolla Paolo, Passerini Laura, Pieroni Pierino  Febbraio 2024, pp.216

Attraverso la riproduzione di un consistente numero di immagini lo studio offre un prezioso esempio sull’evoluzione cartografica avvenuta nel Mugello e nella Val di Sieve fra il Cinquecento e la fine del XIX secolo. Un percorso cronologico che dalle Piante più antiche dei Capitani di Parte Guelfa, si articola secondo l’evoluzione grafica avvenuta con l’introduzione dei Cabrei fra Sei e Settecento, fino alle Mappe del Catasto Leopoldino adottate in Toscana nei primi decenni dell’Ottocento.

Realizzati in origine come unico strumento ufficiale d’indagine catastale per la valutazione fiscale dei beni, questi documenti appaiono oggi come strumenti preziosissimi e insostituibili per la conoscenza e lo studio di quelle peculiarità distintive che determinarono la trasformazione e lo sviluppo del nostro territorio nei secoli passati, non solo secondo l’aspetto puramente geografico, ma soprattutto per quel mutare costante dell’impianto urbanistico, dell’economia domestica quotidiana strettamente connessa all’attività mezzadrile se non all’evolversi dell’architettura rurale e alla fisionomia suggestiva degli edifici sacri e delle dimore signorili presenti sul nostro territorio.

Accanto a queste caratteristiche strettamente tecniche, essenziali per qualsiasi tipo d’indagine storica, questi particolari documenti offrono inoltre affascinanti e inattese qualità di natura puramente artistica ed estetica, percepibili soprattutto con l’esame della cartografia Sei/Settecentesca (Cabrei), assimilabile oggi a un’inedita e suggestiva arte pittorica.

Un esame delle carte più antiche infatti, ci restituisce documenti dai tratti essenziali, poco curati e poveri nella grafica, eseguiti spesso con inchiostri monocromatici, talvolta addirittura disegnati con ordine approssimativo rispetto al normale orientamento cardinale. Di ben altro valore compaiono invece le piante successive, redatte in base a rilievi compiuti direttamente sul terreno, quindi ricche di elementi autentici riferiti agli appezzamenti rappresentati e alla loro natura, fosse questa boschiva o agricola, e alle eventuali colture che vi si impiegavano.

Realizzate con tinte ad acquerello dai colori tenui, questi disegni costituiscono un esempio suggestivo ed elegante dell’arte figurativa rinascimentale, straordinari strumenti per la lettura del territorio mugellano e della Val di Sieve fra il XVII e il XVIII secolo, con l’individuazione immediata delle strade e dei corsi d’acqua, la disposizione degli appezzamenti poderali e la relativa tipologia agricola adottata. Spesso compaiono arricchiti dall’estro e dalla fantasia di autori raffinati che amavano aggiungere a queste “opere” particolari allegorici inattesi, talvolta anche scene di caccia e del lavoro nei campi; molto più spesso era raffigurata addirittura l’alzata tridimensionale degli immobili presenti nell’appezzamento rappresentato.

Una raccolta iconografica che ha visto impegnati per anni i ricercatori del GAD nello studio e nell’indagine di questi particolari documenti, spesso gelosamente custoditi in archivi privati ma anche conservati e nascosti fra le pagine ingiallite di corposi tomi di Archivi Statali e Comunali, non sempre facili da individuare nella messe incalcolabile di filze e carte che trattano della nostra storia dopo il Cinquecento, attraverso un’affascinante e suggestiva “civiltà del vedere.”